
Il razionale è forte: il microbiota del pretermine è fragile, spesso alterato da prematurità, antibiotici, nutrizione parenterale, ambiente della TIN e difficoltà nell’alimentazione enterale. La disbiosi si colloca al centro di molte domande su NEC, infezioni tardive, tolleranza alimentare e maturazione immunitaria.
Ma proprio perché il tema è promettente, va trattato con prudenza.
“Probiotico” non è una categoria unica. Contano ceppo, combinazione, dose, qualità del prodotto, popolazione studiata, tipo di alimentazione, setting assistenziale e outcome osservato.
Il rischio è trasformare un campo complesso in una formula troppo semplice: “dare o non dare probiotici”. Per un reparto, la domanda è più articolata: quali neonati, con quale prodotto, secondo quale protocollo, con quale sorveglianza, con quale tracciabilità degli eventi avversi e con quale revisione delle evidenze?
L’evidenza non entra mai in reparto da sola.
Deve essere organizzata. E quando l’evidenza riguarda pazienti estremamente vulnerabili, l’organizzazione non è un dettaglio. È parte della sicurezza.
Riferimenti: Lancet Regional Health Europe 2025; review e meta-analisi su probiotici e NEC; documenti SIN su microbiota del pretermine.
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